Categoria: Biblioteca
Editore: Piccola Biblioteca Einaudi
Pagine: 130
Prezzo: 15 €
Anno: 2003

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Recensione

Capitolo 1
- Specialità della Foto
- La Foto inclassificabile
- L’emozione come punto di partenza
- Operator, Spectrum e Spectator
- Colui che è fotografato
- Lo Spectator: il disordine dei gusti
- La Fotografia come avventura
- Una fenomenologia disinvolta
- Dualità
- Io Studium e Punctum
- Lo Studium
- Informare
- Dipingere
- Sorprendere
- Significare
- Invogliare
- La Fotografia unaria
- Co-presenza dello Studium e del Punctum
- Il Punctum: aspetto parziale
- Aspetto involontario
- Satori
- Successivamente e silenzio
- Campo cieco
- Palinodia

Capitolo 2
- «Una sera...»
- La Storia come separazione
- Riconoscere
- La Fotografia del Giardino d’Inverno
- La bambina
- Arianna
- La Famiglia, la Madre
- «È stato
- La posa
- I raggi luminosi, il colore
- Lo Stupore
- L’autentificazione
- La stasi
- La morte piatta
- Il Tempo come punctum
- Privato/ Pubblico
- Scrutare
- La somiglianza
- La discendenza
- La camera chiara
- L’« aria »
- Lo Sguardo
- Follia, Pietà'
- La Fotografia addomesticata

 

 

Questa nota sulla fotografia (nota nel senso di riflessioni, considerazioni, anche digressione), scritta da Roland Barthes pochi mesi prima della morte, risulta il suo testo più penetrante. La fotografia, «medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo», viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi, fotografie con le quali si stabilisce una speciale corrente determinata da «attrazione» e «avventura», in un raccordo con Ia cultura surrealista della foto-descrizione anni Trenta e con una riconsiderazione dell'immaginario sartriano anni Quaranta, e un oggi, un qui e ora, puntualmente vissuto e colto. Passando poi a uno scavo autobiografico obiettivo «dovevo penetrare maggiormente dentro di me per trovare l’evidenza della Fotografia» in cui si ricrea, in una sorta di percorso proustiano, il sentire per affetti e sentimenti. Perché iI discorso è interrogazione, è dialogo, ma è anche confessione; al «linguaggio espressivo» e al «linguaggio critico» se ne aggiunge un altro, più ineffabile e rilevante, vera e propria premonizione: da qui scaturisce una considerazione della fotografia come «studium» e come «punctum» (i due termini usati da Barthes in un distinguo illuminante), ma soprattutto dello storico e dell'effimero in cui viviamo.