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Rispondi : Reportage – L’altra India

#1762248
mabriola
Partecipante

Originariamente inviato da Albo49: Come spesso affermo, un reportage dovrebbe seguire una linea editoriale, la sequenza dovrebbe portare l’osservatore alla comprensione dei momenti temporali o degli eventi proposti seguendo un ordine logico che ne faciliti la lettura, ne consegue che, se ben proposto, l’osservatore non dovrebbe essere indotto a soffermarsi sulle singole immagini. Il pregevole lavoro in oggetto non ritengo possa essere definito un reportage, non ha un inizio e una fine, non ha riferimenti geografici (l’altra India è troppo generico) e nel tema non si individua un soggetto ben definito (tende a documentare diverse attività). Tutte le immagini sono impreziosite dalla vena artistica dell’autore, lo sviluppo mostra una ricerca estetica non casuale e la volontà di imporre all’osservatore il proprio marchio che ad alcuni può perfino sembrare eccessivo, ma è e deve essere prerogativa di un sentimento artistico. Le scelte di firmare le foto con una decisa postproduzione non deve trarre in inganno, queste immagini godono di tanta capacità, capacità non casuale che evidenzia studio, progettazione e conoscenza degli strumenti. Del lavoro apprezzo tantissimo la scelta del formato quadrato che richiama le Polaroid usate da molti grandi autori, non mi piace la scelta di mantenere una tonalità piatta senza escursioni agli estremi, ma potrebbe essere un limite dovuto alle immagini ridotte e poco definite del web. Tutti hanno il diritto di commentare e di criticare questo lavoro, mi trovo spesso a dibattere con autori tendenzialmente puristi i quali affermano che le immagini non dovrebbero subire una eccessiva postproduzione, ma limitarsi a pochi interventi, come ad affermare che un bravo fotografo non ha bisogno di postproduzione per fare belle foto: errore. Spesso chi afferma questo, lo fa perchè non ne ha le capacità e non è creativo, limitandosi a produrre immagini documentali (cartoline), con la convinzione che è il soggetto che fa la foto. No è esattamente il contrario, è l’autore che sceglie e manipola per arrivare al risultato finale consapevole del fatto che può e non deve piacere a tutti.

grazie mille del passaggio Alvaro, non concordo con la logica del seguire il discorso temporale (non della linea editoriale) che invece vedo correttamente collocato nel racconto di una storia (vedi ad esempio la bellissima storia “MiRElla” di Fausto Podavini vincitore del WPP di quest’anno col quale abbiamo discorso a Barletta anche su questo punto in particolare), infatti per esempio nell’ambito degli international Nikon Awards il reportage (documentario) è stato appositamente separato dal racconto (storia), il titolo del reportage (che io amo appunto definire fotografia documentaria) deriva dalla rappresentazione di un’India diversa dalla solita rappresentata ed arci consumata soprattutto sullo scontatissimo (a mio avviso) quanto mai osannato NG, la descrizione è infatti allegata al di sotto delle fotografie per fornire ulteriori dettagli e spiegazioni del corpo all’osservatore, per il resto hai spiegato in maniera esaustiva e direi molto limpida un pensiero, quello correlato ad uno stile in fotografia che io non avrei saputo meglio esplicitare. Per quanto riguarda la famigerata Post produzione, magari risulterà difficile da crederlo ma al di là di un intervento sul contrasto della fotografia altro non ha, alcuni amici che discutono su questo forum che hanno avuto il piacere di vedere nascere questo lavoro nei mesi scorsi e di seguirlo insieme a me dall’India sanno come è stato pensato e sviluppato. grazie 🙂

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