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Antony999.
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Ottobre 6, 2009 alle 4:13 pm #1513479
Antony999
PartecipanteOriginariamente inviato da fireblade: Pochi sicuramente, i più la scattano ugualmente, e perdipiù se esce sbagliata, ne tentano il recupero successivamente, ed è giusto che sia cosi’, come si farebbe altrimenti ad imparare?
Questa è la strada più costruttiva. Non scattare mai ripetitivamente senza comprendere quello che si sta facendo. Fare ogni volta una scelta ben precisa. Uso questo diaframma per questo motivo! Metto a fuoco su questo punto ben preciso, uso questa esposizione. Prendere piena coscienza e controllo di quello che si sta facando. Poi, rivedendo le immagini, capire cosa non ha funzionato e perché. Nel caso chiedere aiuto per capire il motivo. In questo modo gli errori non si ripeteranno a lungo. Prima o poi non serviranno cento scatti, ma due, tre, al massimo. Invece molti scattano 50 foto dello stesso soggetto. Tornati a casa, scelgono quella migliore. ma non si rendono mai conto del perché quella esposizione ci ha dato il risultato migliore. E continuano a fotografare a caso, sempre 50 scatti, sempre senza significato, sempre lasciando al caso il risultato finale. In questo modo non c’é mai evoluzione; mai presa di coscienza del proprio fotografare. Questo è anche il senso delle parole di Berengo Gardin. Prima di scattare, studiare bene il soggetto. Girargli intorno, cercare il punto migliore, la luce migliore, la migliore espressione, l’inquadratura che lo migliora. A questa ricerca, a questo studio, consegue necessariamente un maggiore apprendimento ed un notevole risparmio di scatti inutili. La scelta della modalità automatica di esposizione, l’uso di più punti di messa a fuoco, invece limitano l’apprendimento. E’ l’apparecchio che sceglie e noi non ci rendiamo conto della scelta che ha fatto. Non siamo noi a decidere. Non abbiamo consapevolezza di quello che verrà fuori. Invece col manuale sbagli una volta, due. Ma prima o poi riesci ad esporre per avere “quella” zona ben esposta, ben a fuoco, ben evidente; non una zona a caso, scelta dal microprocessore, che non ragiona, e lavora con una matrice numerica non intelligente. Questa è la consapevolezza di cui parla Gardin.
Quindi va benissimo il ragionamento proposto, ma bisogna anche saperci arrivare, e ci vuole tempo, e nemmeno poco 🙂
Ma fin quando non si parte con consapevolezza, non si raggiunge mai nulla di concreto. La fotografia è tanto grande e tanto complessa. Ma un passo alla volta, un chiodo messo nella parete per volta, si arriva sulla cima della montagna. Il tempo c’é per imparare. Ed è meraviglioso vivere ogni attimo, ogni chiodo infisso nella parete, in modo consapevole, in quella direzione ben precisa.
Ottobre 6, 2009 alle 4:21 pm #1513485Antony999
PartecipanteOriginariamente inviato da marco66: si su questo hai ragione il fotografo sa cogliere l’attimo ed e’ chiaro che in questi casi non si puo’ aspettare, magari poi fa una sola foto -quella buona-. per contro pero’ il principiante in questi casi forse non riesce neanche ad accendere la macchina.
Ma non è importante chi arriva prima. L’importante è imparare prima o poi. Con l’intelligenza ed un po’ di applicazione, si va lontano, col tempo. Committenti esigenti non li abbiamo. Tempo che scade non lo abbiamo. Il nostro scopo è deliziarci con la fotografia, osservando e scoprendo quello che altri non vedono e non conosceranno mai.
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