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marco_cavina – I 24mm Canon: Storia e segreti di una gloriosa e prolifica famiglia di grandangolari

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Questi diagrammi, estratti di test più complessi realizzati anni fa da famose riviste del settore, esemplificano la resa ottica misurata su 7 dei 10 schemi ottici presi in esame in questa sede e, per quanto riferiti alla specifica metodologia ed al singolo esemplare testato, sono interessanti come linea guida sul comportamento dei vari obiettivi; ad esempio, il 24mm f/1,4 FD-L ed EF-L si comportano in modo pressochè identico ad f/1,4 – 2 – 2,8, poi il modello autofocus continua a migliorare, raggiungendo a diaframmi centrali un’eccellente resa, specie ai bordi, mentre l’FD, pur garantendo una resa ai bordi molto soddisfacente, plafona, addirittura peggiorando la resa, come se fossimo in presenza di focus-shift; l’EF 24mm f/2,8, seppure relativamente economico, grazie al suo complesso schema ottico sembra comportarsi piuttosto bene, e le sue prestazioni alle varie aperture sono solo marginalmente inferiori a quelle del più quotato EF 24mm f/1,4 L. Molto valido, complessivamente, anche l’FD 28mm f/2, alternativa più economica ma comunque luminosa all’f/1,4 asferico, che sopravanza sull’asse a diaframmi centrali restando in scia nelle zone marginali. Discorso a parte per il vecchio FD 24mm f/2,8 SSC, testato con una metodologia non raffrontabile a quella degli altri esemplari: in questo caso la risolvenza appare molto bassa alle massime aperture, rinvenendo progressivamente fino ad arrivare a valori molto buoni ad f/16 (in questo diagramma difficilmente si superava il valore di 63,0 l/mm), un comportamento penalizzante nell’uso pratico dove sovente la luce ambiente non consente di diaframmare a piacimento. Infine, il confronto fra i due 24mm decentrabili conferma le attese della vigilia. il TS-E L primo tipo presenta una resa elevata in asse accompagnata da un vistoso calo nelle zone periferiche, mentre il 24mm TS-E L “mark II” presenta identiche, ottime prestazioni sull’asse abbinate ad una eccellente uniformità di resa fino agli angoli del formato, anche alle massime aperture: un comportamento impeccabile che viene confermato anche dall’impiego pratico.

Dopo questa noiosa serie di dati propongo un intermezzo “ludico”; nel 2010 il caro amico Sandro Presta, noto conoisseur del mondo Canon, mi ha fornito un assist irresitibile: durante un incontro conviviale mi ha mostrato un pregiato obiettivo Canon FD 14mm f/2,8 L che, in origine, presentava la grande lente frontale deteriorata da vistosi graffi… Per nulla scoraggiato, il buon Sandro si è attivato ed è riuscito, cosa quasi incredibile, a recuperare una lente frontale nuova di zecca per il suo 14mm, fornita come parte di ricambio! Aveva quindi provveduto in proprio alla sostituzione della lente, realizzando un lavoretto perfetto che aveva suscitato la mia sincera ammirazione, presentandosi poi con l’obiettivo in una mano e la famosa lente frontale nell’altra…

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Mentre maneggiavo, quasi incredulo, il grosso lentone dall’ardita curvatura, guardai il Canon EF 24mm f/1,4 L montato sulla fotocamera che avevo con me e pensai: “e se provassi ad appoggiare il lentone del 14mm FD-L davanti al 24mm EF-L e scattare una foto, cosa succederebbe?”

 

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La bizzarra ipotesi: prendere il lentone anteriore del 14mm f/2,8 FD-L, piazzarlo in battuta davanti al 24mm f/1,4 EF-L e provare che succede…

Ecco il risultato di questa oscena ibridazione fra universi FD ed EF…

 

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Questi scatti dovrebbero dissuadere coloro i quali, preso da genuino entusiasmo e sacro furore, magari pensano di assemblare un obiettivo autarchico montando lenti e gruppi presi qua e là… Il lentone in vetro Dense Crown surrettiziamente aggiunto ha marginalmente incrementato l’angolo di campo ma generato ogni sorta di aberrazioni (distorsione, curvatura di campo, aberrazione cromatica, etc.): è una “pratica” che può avere un senso solamente se il nostro intento è quello di ottenere immagini flou ed aberrate per intenti espressivi!

 

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Al termine di questo viaggio voglio sottolineare ancora una volta i nuovi orizzonti visivi additati da Canon con l’introduzione, nell’ormai lontano 1975, del 24mm superluminoso, in grado di ambientare il soggetto, dinamizzare la prospettiva e sottolineare allo stesso tempo l’elemento a fuoco grazie alla profondità di campo selettiva: quasi un ossimoro, a tratti destabilizzante, che ha aperto vie inedite per i fotografi assetati di nuovi confini, e la nuova versione cinematografica CN-E rilancia alla grande questa never ending story. (foto: Canon EF 24mm f/1,4 L @ f/1,4)

(Marco Cavina)

(testi, foto e grafiche di Marco Cavina, dove non altrimenti indicato; ringrazio il caro amico Prof. Vicent Cabo per alcuni degli schemi ottici presentati e mirabilmente realizzati da lui).

 

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