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Il Flash su fotocamere EOS Canon: Guida completa

Il Flash su fotocamere EOS Canon: Guida completa

 

 Capitolo 8: Accessori

Come per ogni settore della fotografia esistono accessori di tutti i tipo, ecco i principali:

8.1 Cavi prolunga

Canon produce due cavi prolunga per allontanare il flash dalla fotocamera:

Off Camera Shoe Cord 2
L’OCSC 2 è un semplice cavo con i due spinotti che consentono l’allontanamento del flash dalla fotocamera fino a 60 cm (2 piedi) di distanza. Preserva tutte le funzioni E-TTL se presenti e consente il montaggio su staffe e supporti di vario tipo.
Il suo problema principale (oltre al costo) è che è piuttosto corto, se ne possono collegare più di uno per aumentare la distanza, ma Canon non raccomanda questa pratica a causa dell’aumento dell’impedenza (la resistenza elettrica interna al materiale). Nonostante questo alcuni fotografi riportano che non ci sono effetti collaterali, quindi si può tranquillamente provare se la soluzione è adatta alle proprie esigenze. Esiste anche un cavo precedente chiamato semplicemente Off Camera Shoe Cord che è praticamente identico e manca solo del perno di fissaggio alla slitta. Nonostante le descrizioni disponibili on-line questi cavi sono compatibili con tutte le EOS tranne alcune eccezioni.

Le uniche limitazioni all’uso di questo cavo sono le fotocamere più vecchie. In particolare le EOS 600, 630 ed RT non reagiscono correttamente alla sua installazione. Caso ancora più strano è la EOS 10 (sempre lei!) che in accoppiata con il cavo OCSC 2 produce interferenze radio che risultano essere fuori legge negli Stati Uniti, Canada e Germania, divertente no?

Off Camera Shoe Cord 3
Lo OC-E3 è sostanzialmente identico al modello precedente, con le sole differenze di avere il piedino di fissaggio in metallo e delle guarnizioni per renderlo utilizzabile in condizioni critiche assieme allo Speedlite 580EX II.

8.2 Diffusori

Esistono numerosi produttori di diffusori (come StoFen e Lumiquest) che vendono vari accessori da attaccare alla testa del flash. Questi diffusori in genere costano un paio di stop di luce (riducendo la portata del flash) ma consentono di ammorbidire sensibilmente la luce altrimenti dura (vedi la sezione sulla qualità della luce). Ci sono due tipi base di diffusori, i piccoli ridistributori ed i grandi pannelli.

I piccoli diffusori sono del tipo degli Omnibounce di StoFen, sono fatti di plastica di colore bianco latte (oppure verde o giallo), aperti da un lato e che si infilano perfettamente sulla testa del flash. Funzionano ridistribuendo la luce in modo che rimbalzi su più superfici possibili, sono quindi perfetti per i piccoli ambienti e per le macro, ma poco adatti a scattare all’aperto o in interni scuri dove mancano le superfici adatte a far rimbalzare la luce. In questi casi si otterrebbero solo di ridurre la potenza del flash ed aumentare i tempi di ricarica. E’ sconsigliabile anche l’utilizzo in ambienti con pareti verniciate di colori brillanti perché introdurrebbero delle dominanti difficilmente controllabili. Gli StoFen originali sono molto costosi considerando che si tratta di semplici gusci di plastica, ma si possono trovare imitazioni cinesi economiche e praticamente identiche.

L’altro tipo di diffusori sono del tipo dei ProMax di Lumiquest, cioè dei grossi pannelli da appendere alla testa del flash. Essenzialmente allargano le dimensioni della sorgente di luce ammorbidendo la luce e le ombre. A differenza dei piccoli diffusori, questi non fanno affidamento sulle pareti per ottenere superfici di rimbalzo e sono più pratici in esterni e nelle sale di grandi dimensioni. Purtroppo però non sono fatti per lavorare da lontano, anch’essi riducono la portata del flash almeno della metà rendendoli ideali solo a breve distanza e causando, anche in questo caso, l’allungamento dei tempi di ricarica. Al posto dei diffusori rigidi è possibile acquistarne anche di gonfiabili (ed economici), ma non hanno la stessa efficacia e in più attirano molto di più l’attenzione.

Flash come i 540EZ, 550EX ed altri sono dotati di un piccolo panello diffusore che amplia la copertura della testa fino a 18, 17mm (o anche meno). Questi piccoli pannelli sono molto utili quando si usano i grandangoli perché le teste dei flash in genere non arrivano a tali coperture. I fisheye in particolare presentano problemi a causa del loro angolo di campo prossimo o pari a 180°. Fare foto con il flash ed un fisheye richiede di sperimentare parecchio, anche con i diffusori, per ottenere i migliori risultati.

Se state usando dei flash A-TTL fate attenzione a non coprire il sensore presente sul corpo con il diffusore. Se lo faceste disturbereste il calcolo dell’esposizione flash con il rischio di rovinare la foto.
Ricordate anche che non è necessario modificare la compensazione dell’esposizione del flash quando si usano i diffusori. La misurazione della luce avviene in modo automatico ed anche gli aggiustamenti. La compensazione è necessaria solo se volete lavorare in manuale o se volete cambiare il rapporto di riempimento.
Infine, non pensate di dover per forza spendere denaro in questi accessori. I diffusori si possono anche costruire in casa con cartoncini, stoffe o qualsiasi altro materiale vogliate. Un trucco molto comune è quello di attaccare un cartoncino alla testa del flash con un elastico in modo da riflettere una parte della luce in avanti quando si fa rimbalzare il lampo sul soffitto. Gli accessori costosi in molti casi fanno solo sembrare più professionali.

8.3 Staffe di fissaggio

Come già detto, le grosse staffe di fissaggio prodotte da aziende come Stroboframe e Newton, sono disegnate per mantenere il flash lontano dalla fotocamera e sono molto usate dai fotografi matrimonialisti per ridurre il rischio dell’effetto occhi rossi (ma sono utili anche per altri scopi).
Sollevando il flash sopra la fotocamera si possono “abbassare” le ombre che il soggetto può proiettare su un muro retrostante in modo che non appaiano nella foto. Questi telai permettono anche di collocare il flash sempre sulla verticale della fotocamera in modo che la fonte di illuminazione non sia laterale nei ritratti, ecc.
Il lato negativo più grosso di questi telai è che essi sono ingombranti e pesanti (oltre che strani a vedersi) e possono intimidire i soggetti dei ritratti più del consueto.
Un altro lato negativo è che sollevando il flash rispetto alla fotocamera si rischia di rendere inutile la luce di assistenza all’AF (la luce rischia di non collimare più con i punti AF). Ironicamente questo problema non esiste con le EOS 5 e 10 (vedi sezione sulla luce di assistenza AF).

Anche Canon produce una sua staffa di fissaggio. La SB-E1, utilizzabile con i flash 430EX, 430EX II, 580EX, 580EX II e 600EX. Ne esiste anche una versione aggiornata chiamata SB-E2, dotata di guarnizioni per adattarsi meglio alle unità tropicalizzate. Le staffe di Canon si adattano solo a questi flash perché le viti di fissaggio sono collocate in posizioni specifiche. Queste staffe non ruotano ne si inclinano.

8.4 Pacchi batteria esterni

Molti flash Canon di fascia alta hanno un connettore per pacchi batteria esterni ad alto voltaggio (270 Volt). Questi pacchi batteria hanno due funzioni principali, rendono più rapida la ricarica del flash e (questo è molto importante per i matrimoni) ne aumentano l’autonomia. Sono molto utili anche in caso di tempo molto freddo (le prestazioni delle batterie decadono rapidamente se l’ambente è sotto zero) poiché potete tenerli al caldo sotto al cappotto se necessario.
Il pacco batterie Compact Battery Pack E richiede sei pile alkaline in formato stilo (AA), oppure ricaricabili al NiCd o anche al NiMh, ma il successivo CP-E2 accetta anche quelle al litio. Questi modelli si possono attaccare alla fotocamera grazie alla vite di fissaggio per il treppiedi.
Il più grande Transistor Pack E usa sei batterie alkaline mezza torcia, il formato “C”, (in alternativa accetta anche quelle al NiCd o NiMh) ed ha un’autonomia maggiore del fratello più piccolo.
Il Compact Battery Pack E 3 invece accoglie otto batterie pile (AA) che supporta in versione alkalina, NiCd, NiMh e litio.Il Compact Battery Pack E 4 è del tutto simile all’E3, ma è dotato di guarnizioni per mantenere funzionale la sigillatura della unità flash di fascia alta più recenti come il 580EX II.
Esistono anche altri produttori che fabbricano pacchi batterie compatibili con i flash Canon, fra di essi si annoverano Quantum Instrument con il Turbo (accumulatore al piombo) e Tubo Z (al NiCd), Lumedyne e Dynalite.
Sfortunatamente tutti i pacchi batterie sono pesanti ed ingombranti (specialmente il Transistor Pack E) e richiedono che il flash sia collegato ad esso con un cavo. Inoltre il flash non funzionerà se le pile interne sono scariche o mancanti perché il pacco esterno viene usato solo per caricare i condensatore, non per gestire l’elettronica del flash.
Esistono poi anche dei produttori che fabbricano dei pacchi batterie generici (come il Quantum Bantam) che si collegano alla maggior parte dei flash EOS alimentati con quattro pile stilo, anche quelli senza la presa dedicata. E’ possibile grazie ad un adattatore di plastica che si inserisce al posto delle pile e si collega alla batteria con un cavo. Restano però a basso voltaggio e non migliorano molto il tempo di ricarica, in effetti il vantaggio più grande che hanno è l’aumento dell’autonomia.
Ricordate che i flash portatili non sono progettati per per essere usati continuativamente ad alta potenza. Essi si possono danneggiare se vengono usati alla massima potenza molte volte in poco tempo, ed un pacco batterie esterno potrebbe indurvi a farlo. Cercate di evitare di fare lunghe raffiche di flash, specialmente se a piena potenza o con diaframma molto chiuso.
Se notate del fumo uscire dal flash è il caso di smettere immediatamente di usarlo.

Unità Speedlite dotate di presa per pacchi batterie ad alto Voltaggio:
430EZ, 480EG*, 540EZ, 550EX, 580EX, 580EX II, 600EX, 600EX -RT, MR-14EX e MT-24EX.

* I pacchi batteria compatti non sono adatti a questa unità.

8.5 Flash Extender

Se fate fotografia naturalistica di animali selvatici o seguite selvagge celebrità per conto di giornali o riviste e avete bisogno di usare il flash da grande distanza, potreste considerare di acquistare un extender sul modello dei Better Beamer. Si tratta di semplici lenti di Fresnel in plastica che si possono agganciare alla testa del flash co gli appositi ganci o attaccare con del velcro. Essi concentrano la luce più o meno come fa la testa zoom e come essa riducono l’ampiezza del lampo. In realtà la loro utilità si vede solo se associati a lunghi teleobiettivi (diciamo da 300mm in su) poiché le odierne teste zoom coprono la maggior parte delle focali comunemente usate (gli Speedlite 600EX arrivano a 200mm).

Capita di vedere il nome flash extender associato ad accessori fatti per sollevare il flash rispetto alla slitta a caldo, ma in realtà si tratta di tutt altro (vedi sopra).

8.6 Opzioni di alimentazione per i flash esterni

La maggior parte dei flash esterni di Canon funzionano con le classiche pile alkaline stilo (AA note anche come LR6). A questa regola si sottrae il piccolo Speedlite 160E che viene alimentato da costose pile al litio 2CR5, le stesse impiagate da numerose EOS (ad esempio la EOS-1v). A seguire ecco alcuni tipi di pile AA utilizzabili con i flash Speedlite con relativi PRO e CONTRO.

Prima di andare avanti voglio ricordare che le pile possono perdere acido. Se lo facessero mentre sono all’interno del vostro amato flash lo trovereste inondato da un liquido leggermente corrosivo (quando il fluido si asciuga cristallizza) che se non pulito rapidamente può provocare danni più o meno gravi. Di conseguenza è sempre consigliabile rimuovere le pile se si pensa di non usare il flash per periodo lunghi periodi (settimane o di più).

Devo annotare poi che alcuni modelli di flash hanno un comportamento che potrei definire folle quando le pile sono quasi scariche. Normalmente le batterie deboli influiscono solo sui tempi di ricarica allungandoli, ma non con il 430EZ. Questo flash con le pile quasi a secco scatta a caso, il motore zoom ronza senza ragione apparente (ad intervalli di tempo irregolari), ecc. Se il vostro flash comincia a comportarsi in questa maniera, è quasi al 100% colpa delle pile scariche. Quasi al 100% perché in realtà anche un posizionamento scorretto sulla slitta di fissaggio o contatti elettrici sporchi o corrosi possono provocare comportamenti simili, ma per accertarsene basta controllare.

Pile AA standard NON alkaline (zinco-carbone):

Pro: molto economiche.

Contro: la loro durata è molto limitata e non possono essere ricaricate. Oltre a questo hanno una resistenza interna piuttosto alta, cosa che si traduce in maggiore difficoltà nel caricare il condensatore e quindi in un tempo maggiore fra un lampo e l’altro.

Pile AA standard alkaline:

Pro: economiche e reperibili praticamente ovunque. L’autonomia è più che buona e assicurano un buon numero di lampi prima di dover essere sostituite.

Contro: come le zinco carbone non possono essere ricaricate, inoltre hanno un comportamento discontinuo durante la loro vita. Se da nuove permettono tempi di ricarica piuttosto brevi (pochi secondi per una ricarica completa del condensatore), mano a mano che si scaricano i tempi si possono allungare di molto (decine di secondi per la ricarica).

Pile ricaricabili al nichel-cadmio (NiCd):

Pro: relativamente economiche e ricaricabili centinaia di volte. La loro resistenza interna è abbastanza bassa abbreviando leggermente i tempi di ricarica rispetto alle alkaline. Rispetto a queste ultime resistono meglio alle basse temperature, in particolare quando si scende a temperature di congelamento hanno prestazioni visibilmente migliori.

Contro: il loro Amperaggio è inferiore a quello delle alkaline, quindi andranno sostituite più spesso. Il NiCd è considerato più inquinante rispetto alle alkaline (metalli pesanti) e va smaltito a norma di legge. Le pile al NiCd tendono a disperdere l’energia accumulata anche senza essere utilizzate, nel giro di poche settimane si scaricano completamente. Infine soffrono di un evidente effetto memoria che se non tenuto in debita considerazione provoca la visibile diminuzione di autonomia.

Pile ricaricabili al nichel-metallo idruro (noto anche come nichel-metalidrato – NiMh):

Pro: relativamente economiche e ricaricabili centinaia di volte. Alto amperaggio (variabile fra i 1.600 e i 2.700 mAh) simile a quello delle alkaline. Meno inquinanti delle NiCd, ma consentono tempi di ricarica del condensatore simili. Il nuovo tipo NiMhs è meno sensibile all’auto-scaricamento.

Contro: non sono compatibili con il caricatore per NiCd, ne serve uno apposito. Sono comunque sensibili ad inconvenienti come l’auto-scaricamento e l’effetto memoria.

Pile AA al litio (FR6):

Pro: pile al litio in formato stilo (AA). Lunga autonomia, stabilità nella tensione e consentono tempi di ricarica del condensatori simili a quelli delle alkaline.

Contro: molto costose e non ricaricabili. La loro stabilità di tensione spesso inganna perché non danno segni di decadimento fino poco prima di scaricarsi e all’improvvisi smettono di funzionare. Solo gli Speedlite della serie EX ed il 540EZ sono compatibili con esse, tutti gli altri rischiano il danneggiamento.

Pacchi batterie esterni:

Pro: abbreviano molto i tempi di ricarica (un secondo o due) e permettono di scattare foto più rapidamente. Alloggiano molte pile e quindi aumentano anche l’autonomia riducendo la frequenza di sostituzione delle pile.

Contro: ingombranti, pesanti e collegati tramite cavo. Funzionano solo con pochi flash di fascia molto alta dotati di connettori apposito. Pacchi batterie di produttori terzi possono essere usati con altri modelli di flash, ma non riducono i tempi di ricarica.

 

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